In ricordo di Patricia Adkins Chiti, una missionaria della musica

Nella notte tra l'11 e il 12 giugno, ci ha lasciato Patricia Adkins Chiti. Una donna straordinaria, una musicologa che ha dedicato la sua vita alla valorizzazione delle donne musiciste nel mondo con la Fondazione Donne in Musica/ Women in music di cui quest’anno ricorreva il 40° anniversario.

Per me soprattutto, da 35 anni, un'amica speciale, generosa, sensibile e affettuosa. Ma anche una moglie che adorava il suo Giampaolo, musicista e compositore, cui la univa la  passione comune per la musica e un grande amore fatto di comprensione, tenerezza e complicità.

Mezzosoprano, musicista, musicologa, consulente per le politiche culturali presso istituzioni internazionali, governi, amministrazioni europee e di tanti progetti della Commissione Europea, Patricia era stata insignita dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi del titolo di Commendatore della Repubblica per meriti culturali.

Il suo ruolo pionieristico nella ricerca storica sulla presenza delle donne tra i compositori musicali e non solo come interpreti o esecutrici, aveva alla base una ribellione e un senso profondo di giustizia: smentire una storiografia che di fatto la negava e restituire identità e onore a tante donne artiste e autrici.

Per questo era stata nel Consiglio Musica dell'Unesco e nel 1978 aveva creato la Fondazione internazionale Donne in Musica/Women in Music, riconosciuta dal Governo Italiano, dall'UNESCO, dall'EUC, dall'EUP, dall'Arab Academy e dal Consiglio Internazionale della Musica dell’UNESCO. 

Grazie a Patricia e alla sua Fondazione, molte di noi hanno potuto conoscere di persona centinaia di musiciste, compositrici, interpreti contemporanee provenienti da tutto il mondo. Attraverso le sue pubblicazioni e straordinarie ricerche abbiamo scoperto la ricchezza e la diversità culturale, la creatività di musiciste che senza di lei non sarebbero entrate nella storia musicale internazionale.

La passione e la competenza l’hanno portata, giovanissima mezzosoprano, a curiosare e a studiare negli archivi più reconditi, in tutti i luoghi del mondo dove prima è andata come cantante e poi come musicologa.

Da questo lavoro capillare è nato, negli anni ’90, l’archivio della Fondazione a lei intitolato con sede a Fiuggi: “Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica”.

E proprio nel comune ciociaro, da lei tanto amato e dove aveva un’amatissima casetta, il suo buen ritiro, ha dato il via ad un’importantissima iniziativa ovvero il Symposium internazionale delle donne in musica di Fiuggi che ha visto il centro storico della cittadina riempirsi della musica e degli incontri di straordinari musicisti.

Ma la sua importantissima opera di ricerca, che l’ha portata a scrivere oltre trecento saggi sulla storia delle compositrici e direttrici musicali, era finalizzata ad una missione che ha impegnato tutta la sua vita e che anche dal suo letto di ospedale, con un filo di voce, mi ha ricordato. Ovvero quella di restituire memoria e onore alle donne compositrici spesso ignorate soprattutto in Italia e in Europa dalla storia ufficiale.

E così, nella prima enciclopedia che ha scritto con Aaron Cohen, ha scoperto 21 mila donne musiciste di cui 1200 italiane. Accanto a quest’obiettivo, Patricia con la sua Fondazione, aveva a cuore la promozione della musica contemporanea attraverso bandi per giovani compositrici.

Insieme a lei ho vissuto l’avventura della Commissione pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio e nel ruolo di Presidente quando, a cavallo della fine degli anni novanta, ho preteso che venisse inserita una donna artista.

Una scelta che avevo maturato dopo averla conosciuta negli anni ’80 e ne avevo capito il grande valore e impegno.

Da quell'amicizia sono nate tante cose tra cui anche alcune delle sue più belle pubblicazioni come “L’Almanacco delle Virtuose, Primedonne, Compositrici e Musiciste d’Italia”; “Jamila e le altre: la musica delle donne nel Mediterraneo dalla Civiltà Sumerica fino al 1492” come un manuale per le scuole (in italiano, inglese e arabo); e “Le donne della musica in Europa”(in italiano e inglese).

Tre libri che hanno accompagnato diverse stagioni della mia vita, sempre con lei vicina: dalla mia esperienza nel Parlamento italiano, al ruolo di Assessore regionale fino al Parlamento Europeo dove li abbiamo presentati con un piccolo concerto di donne musiciste.

Quando parlavamo con Patricia della nostra amicizia e del nostro comune impegno (anche come membro del Cda della Fondazione insieme alla carissima Gigliola Zecchi), ricordavamo due grandi iniziative che l’avevano vista protagonista straordinaria e creativa.

La prima è stata quando, nel 2000, “inviata speciale” della Commissione Nazionale Parità alla conferenza Unesco sui diritti culturali come membro della Delegazione del Governo italiano, lei aveva convinto un’assemblea distratta, prevalentemente maschile, cantando in piena plenaria una ninna nanna di Schubert seguita da un forte appello: “Per le vostre madri, prime maestre di musica - si appellò Patricia - vi chiedo di votare i nostri emendamenti a favore del riconoscimento, della valorizzazione e del ruolo delle artiste e delle musiciste”. Fu un successo e il voto fu unanime.

Il secondo, grande progetto che all'inizio sembrava impossibile fu quando mi annunciò che aveva chiesto un appuntamento al segretario generale del Giubileo del 2000 per celebrare il 12 settembre la festa della Madonna con un grande spettacolo di musica, inter-religioso, intitolato "Maria Mater Mundi", dedicato a Maria, Myriam, Mariam delle tre grandi religioni monoteiste.

Conoscendo la sua straordinaria capacità di convincimento e le sue abilità diplomatiche non ho mai dubitato che ci sarebbe riuscita.

E ancora ricordo l’emozione e la straordinaria bellezza dello spettacolo in cui si mescolavano canto, musica e danze di donne di diverse parti del pianeta aperto dall'inno per il Giubileo da lei commissionato a compositrici attraverso un bando internazionale. Ci fu anche un incidente diplomatico perché qualcuno in Vaticano non voleva che un gruppo di iraniane cantassero i versetti sacri del Corano. Ma Patricia preferì rinunciare alla diretta tv piuttosto che al canto delle musiciste iraniane, sostenuta in questo dal Cardinal Crescenzio Sepe. E poi, in un’intervista, ha ricordato che sono venute tv da tutto il mondo, inclusa la Cnn.

Il suo impegno in questi ultimi mesi è stato  dedicato a realizzare il prestigioso incarico affidatogli dall'Alta Commissione Human Rights dell'Onu di organizzare a Roma come unica Fondazione italiana il settantennale della Dichiarazione Universale dei diritti umani, dedicato ai diritti culturali delle donne.

Al bando pubblico lanciato dalla Fondazione per donne compositrici e creatrici di musica di tutte le età, nazionalità e formazione musicale, mi ha confidato ieri con una luce speciale negli occhi, hanno risposto 196 paesi partecipanti e saranno selezionati 120 lavori.

Era molto fiera di questo risultato e mi ha detto che i brani, che saranno selezionati da una Commissione internazionale, saranno presentati al Teatro Argentina a novembre 2018 in un Grand Gala con Unesco, UNHCR e Governo italiano. Questo progetto ha avuto il riconoscimento ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e attribuito il logo della celebrazione.

L’impegno di Patricia deve diventare l’impegno di tutti noi per portare a buon fine questo straordinario evento e dedicare la giornata del 5 novembre alla sua luminosa testimonianza di passione per la musica e per i diritti delle donne.

Sarei felice se le donne e in particolare le musiciste dedicassero a Lei la Giornata internazionale europea della Musica il 21 giugno. Io lo farò a Bruxelles in Parlamento Europeo.

Silvia Costa

 

 


 

How can we support women in their role for transmission of cultural heritage?

 

If music is not performed it is not perceived to exist.

A musical work, irrespective of its length, maturity and completeness, is the result of years of study, intellectual reflection, musical apprenticeship and inspiration; the result of a process necessitating time, labour and judgment.

 

Ongoing research confirms that today, across Europe and the Americas, nearly 40% of all living composers and creators of music are female, so why are so few receiving performances of their works by publicly funded institutions?  Even some European Culture Ministries have confirmed that less than 2% of contemporary programme content (in all music fields) is for works by women.  Music performances depend upon a complicated system of funding, patronage, and power play. See what orchestras, theatres, radio and festivals are programming or listen to music through digital dissemination and ask yourself “where are the women?”

All forms of creativity depend on multiple factors: age, ethnicity, religion, education, geographical area where the artist is born, traditional aesthetic canons and external influences such as popular culture and economic conditions. Despite having more limited access to musical education, fewer opportunities for publication and performance, women have created, performed and transmitted their own music since the Sumerian civilisation. However, today, 2018, women artists in many communities are prohibited from participating in music activities or performing with men….

Women represent 55% of the world’s population but still lack equal opportunities and are disadvantaged by ignorance of their contribution to society, history and creativity. Awareness of change for women has not translated into corresponding levels of influence in public life, or acknowledgement that their cultural participation in the mainstream is severely constrained.  Obstacles to gender equality in the cultural sector are deep rooted and require specific steps to reduce inequalities, taking account of the leverage effect which this will have on society as a whole. Future global prosperity depends on how female resources, knowledge and talent are brought into play and the mainstream.

 

Women’s music is an essential part of world heritage.

The fundamental role of women in the creation and transmission of tangible and intangible cultural heritage and the creation and practice of music belongs not only to a people or a culture, but to all of humanity.

Gender inequality in the field of music is a worldwide challenge.

Sustaining the women creating music will influence public opinion and stimulate their full participation in cultural life.

 

 

The UN Human Rights Office celebrates the 70th Anniversary of the Adoption of the Universal Declaration of Human Rights (10th December 1948) and has launched a worldwide campaign to promote, engage and reflect on human rights.   The Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica has been invited by the UN’s Human Rights Office to create a special event for women composers and creators of music of all ages, nationalities and musical backgrounds. The “Global Call for New Music invites participants to compose/create a song, choral or instrumental work inspired by the struggle for Human Rights. Ten works, chosen by an international Reading Commission and publicly announced at the end of July, will be performed and recorded in a Gala Concert in the Teatro Argentina, Rome, Italy on the 5th November this year. 

Art and human rights are universal languages and the UN Human Rights Office is pleased to count on the support of the Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica in the 70th anniversary campaign for the Universal Declaration of Human Rights. It is an occasion in which to reaffirm that the rights of women and girls are an inalienable, integral and indivisible part of universal human rights. We look forward to.” (the Laurent Sauveur, Chief of External Relations of the UN Human Rights Office).

 

What Can you do to Help?

a.     Circulate the “Call for New Music” to everyone you know in the field of music

b.    Ask music teachers, conductors, organizers if they have access to music by women – if they don’t invite them to contact us

c.     Pass this reflection onto musicians, critics, organizers

 

Gandhi docet: “We can bring about the change we wish to see in the world”.

 

 Please share this article with your contacts to support women in their role of transmission of cultural heritage  

#GWIM4HumanRights

 

 


 

 

 

 COMUNICATO STAMPA

 

Concerto di Gala Global Women in Musics for Human Rights 

in onore di Patricia Adkins Chiti

 

 

Il 5 novembre 2018, al Teatro Argentina, ore 21, si terrà il concerto di gala della Fondazione Adkins Chiti Donne in Musica nell'ambito delle celebrazioni del 70° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani in cui si esibiranno le 10 finaliste scelte della chiamata a nuova musica dedicata a sole donne di tutti i paesi del mondo.

Saranno presenti autorità come Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, Kate Gilmore, Deputato del’’Alta Commissione delle Nazioni Unite, Mary Honeyball, Membro onorario del Parlamento Europeo, Veronica Birga, Chief, Women's Human Rights and Gender Section, Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights (OHCHR), Silvia Costa europarlamentare del PD.

Un evento globale importante ideato da Patricia Adkins Chiti, fondatrice e presidente della Fondazione Donne in Musica (FACDIM), che è venuta a mancare lo scorso giugno, mentre lavorava a questo progetto ideato per aiutare e potenziare donne compositrici di tutto il mondo a poter emergere. FACDIM promuove e sostiene compositrici e creatrici di musica di ogni nazionalità attraverso una propria rete di 27.000 autrici, esecutrici, musicologhe e ricercatrici in 113 paesi tramite concerti ed eventi. Incoraggia il rispetto per la diversità culturale e creatività delle donne, in linea con la Convenzione sulla Diversità Culturale dell’UNESCO del 2005.

Grazie ad amiche e amici della Fondazione e in particolare alla neo Presidente Valerie Baxter (ex presidente di PWA Rome) e alla vice Presidente Gigliola Zecchi, e con il sostegno della Fondazione Cariplo e dell’Ufficio di Rappresentanza in Italia  del Parlamento Europeo, abbiamo potuto mantenere fede all’impegno di Patricia realizzando questa serata che sarà anche una occasione per rendere omaggio ad una donna, un’artista , una musicologa straordinaria che ha dedicato la sua vita alla “missione” di promuovere nel mondo la conoscenza e il ruolo delle compositrici e musiciste .

L’evento “Global Women in Musics For Human Rights” presenterà i brani delle dieci compositrici finaliste della call internazionale bandita dalla Fondazione. Il concerto sarà realizzato con musiche ispirate ai diritti umani, create dalle vincitrici ed eseguite dall'Orchestra di Roma Sinfonietta, Direttore Fabio Maestri e dal Coro di Voci Bianche del Teatro dell'Opera di Roma, Maestro Isabella Giorcelli, Direzione Artistica dei Maestri Erika Zoi
Damiano Giuranna 

 

Per informazioni e comunicazioni: www.donneinmusica.org e http://www.facebook.com/donneinmusica.org

 

 

 

 


 

CHI SIAMO: LA FONDAZIONE ADKINS CHITI

“Se uno dei grandi traguardi del XX secolo è stato l'ingresso delle donne nei settori dell'economia, del commercio e delle attività intellettuali, una delle maggiori sfide del XXI secolo è garantire alle compositrici, autrici e creatrici di musica pari opportunità di accesso, avanzamento di carriera e riconoscimento del proprio lavoro nel settore della musica. Solo in questo modo sarà possibile superare una visione mono-culturale, maschile ed obsoleta, del patrimonio culturale ed artistico internazionale, a vantaggio dell'umanità intera”.

La Fondazione: dal 1978 ad oggi

La “Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica” è un’organizzazione internazionale non governativa, con sede a Fiuggi Città (FR), nata nel 1978 dalla volontà della musicista e musicologa Patricia Adkins Chiti. Da 35 anni la Fondazione promuove e sostiene il ruolo delle donne come creatrici e compositrici di musica attraverso una rete che riunisce oltre 27.000 donne - compositrici, creatrici di musica, pedagoghe, musicologhe e musiciste - in 108 paesi e 84 associazioni partner legalmente costituite in 59 paesi diversi. In Italia le associazioni che collaborano con la Fondazione hanno sede a: Bari, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Salerno, Pescara, Ancona, Venezia, Milano, Torino e Roma.

Il mandato della Fondazione è stato sancito nel 1996 nella Dichiarazione di Fiuggi, documento tradotto in 32 lingue e firmato dai membri della rete per riconoscere il contributo delle donne alla cultura ed allo sviluppo, assicurare la loro partecipazione nella formulazione ed implementazione di politiche culturali ad ogni livello, garantire l’accesso a posti decisionali nel mondo della cultura e dello spettacolo e per preservare, promuovere, sostenere e salvaguardare i diritti artistici delle musiciste in ogni comunità.

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